Raccolta #1 muse e vanesio

La paura ci rende stupidi (2017)

Ho la sensazione che la paura ci renda stupidi.

Hai soffiato come una brezza senza forza,
il
 tuo passato non ha chiuso la porta.
Sei
 stata felice per un istante e il timore di perderti,
ti
 ha fatto tremare passando per migliore.

Ho la sensazione che la paura ci renda deboli.

Saltare nel vuoto è una questione di abitudine,
solo
 gli stupidi si arrendono alla solitudine.
solo
 gli stupidi si chiedono “gli altri come fanno?”
per
 procurarsi sempre lo stesso identico danno.

Dovresti provare anche a sbagliare,
sbattere il muso e poi ricominciare,
da
 una sconfitta puoi solo imparare,
una
 scintilla brucia, ma non fa male.

Ho la sensazione che proteggerci da noi stessi non sia la soluzione.

Fuori c’è il sole, perché prendere l’ombrello?
e se anche un acquazzone sul più bello
trovasse
 il momento meno opportuno per colpire,
non
 trovi magnifico accettare di esserne tutt’uno?

rientrare a casa fradici come pulcini,
spogliarsi completamente come bambini
e
 sulla porta di ingresso farsi due risate
sentendo
 di avere persino le mutande bagnate.

Ho la sensazione che dobbiamo vivere tutte le sensazioni che abbiamo a disposizione.

difficilmente un amore andato in fumo
potrà essere quello che è stato,
difficilmente
 un attimo adatto
si ripeterà dopo essersene andato.



Femminicidio a sorpresa
(2017)


Perché tirare in ballo l’amore?

dopo una chiaccherata sotto il sole

con l’amico nuovo o quello del cuore

ti prende da parte e parte dal niente

dandoti della poco di buono

dal triangolo è già passato al cono

inventa una realtà parallela

in due minuti hai già la clientela

in due minuti da santa a puttana

nella sua mente sei come moana

per un sorriso ti riempie di insulti

pensavi di essere nel mondo degli adulti?

Inizia così la tua lunga storia triste

pensi sia una fase, forse gli passerà

spieghi all’accusa che il fatto non sussiste

lui accoglie l’istanza con un innoquo”sarà”

ma alla prima occasione riparte il disco rotto

in tre giorni hai fatto il botto

nonostante siate sempre stati insieme

nella sua mente fai le cose più estreme

ti sforzi ad essere una samaritana

ma nella sua mente la tua devota sottana

vede più cazzi di un vespasiano

quindi per questo lui alza la mano

sul viso porti i segni del suo delirio

come amante sopporteresti il martirio

e pur di non ammettere l’errore del cuore

lui rimane sempre il tuo vero grande amore

ormai non esci, non hai una vita privata

ogni tua vena vitale è stata spezzata

vivi sotto il controllo della sua pazzia

convinta che la sua sia solo sana gelosia

ma dopo uno schiaffo, una carezza, un pugno

ti rendi conto di quale inferno sia il tuo paradiso

e prendendo coraggio fronteggi il suo grugno

mandandolo al diavolo con un vaffanculo conciso

spiazzato e scuro in viso precipita dalla nube

succube dei suoi vaneggi sul tuo infedele pube

non potrà più scoprire la sua finta verità

non potrà più alimentare la sua vile realtà

così, ignorando l’ultimo regalo sul tuo volto

racchiude nelle mani tutta la forza del torto

e tu, conscia che le tue urla non ti salveranno,

chiudi gli occhi accettando l’ennesimo danno

nei tuoi occhi tumefatti scorre una vita intera

il corpo e la mente non oppongono più resistenza

piangi per quella dolce brezza che si è fatta bufera

l’ultima cosa che senti è l’eco di un’ambulanza

poi un ultimo pianto, tu desideravi solo amore

per un errore di valutazione hai ceduto al terrore

purtroppo il tuo cuore non può più sopportare

e si spegne cedendo all’eterna disperazione.



Ultima, Prima. (2016)

La pelle spessa indurita dall’esperienza
sotto la carne chiara nonostante il sole
non s’affrettava più nel tirare la lenza
nonostante fosse sempre stato un pescatore

lavorava lento, parlava poco, amava il mare
gli occhi semichiusi nascondevano l’espressione

aspettava che fosse la preda e mai il predatore
a mostrarsi a lui per decidere l’azione
quale intraprendere, se ne valesse la pena
se fosse un giro lento o un viaggio in altalena

aveva penato tanto su quel mare così poco ricco
non poteva permettersi di colare ancora a picco

intraprendere un’altra vita sulla terra ferma
per guardare l’orizzonte con nostalgia eterna
sentire la salsedine e la sua carezza
respirare aria che non fosse brezza

allontanava l’esca da possibili bruciature
guardava la sua rete terribilmente vuota
mentre ammirava chi pescava senza fregature
sentendosi soltanto un’idealista idiota

fino a che qualcosa non iniziò a tirare
non la lenza, non l’amo, non era il mare
qualcosa che lo fece tornare in porto
col sorriso di chi no, non ebbe mai torto

non comprese chi fosse la preda o il cacciatore
non ci fece caso per non rimetterci l’onore
attraccò felice e prudente allo stesso tempo
e si accorse in cuor suo di non avere scampo

non prese la rete, l’arpione, la fiocina o il fucile
rimase immobile davanti a quella creatura
pensando se vi fosse qualcosa da capire
iniziarono a parlare senza tempo, senza cura

senza guardare indietro o pensare al mare
partì sicuro senza capo o destinazione
sentendosi libero e senza più il timore
di doversi dare per forza una spiegazione

non era passione, amore, non era più il mare
capì che non per forza c’è una mappa da seguire
una rete da gettare o una vela da ammainare
seguì quella creatura senza sapere dove andare

così salparono verso terre per lo più sconosciute
con la testa vuota e il cuore pieno di speranza
si guardarono a lungo nelle brevi scene mute
senza pensare se ci sarebbe stata una conseguenza.

E ora senza avere stabilito nessuna meta finale
prosegue come un esploratore a cabotaggio
una creatura ferita che cerca di scordare il male
un pescatore che ha ritrovato il suo coraggio.


Bolero del vento, a una sconosciuta (2015)

È stato come essere due foglie
che annoiate si lasciano cadere
dal resto della fronda.

Incontrarsi per caso
perdersi tra le parole
in un abbraccio innocente,
In un bacio spensierato.

Tu verde e ancora acerba
come l’erba primaverile
Io grigio sotto l’egida superba
di un autunno ormai in divenire.

È stato un abbraccio, un bacio
e poi un altro e un altro ancora
finché il vento ci ha lasciati a roteare
finché, senza volontà, ci siamo fatti trasportare

folata dopo folata illusi
che quell’istante  in cui toccammo il cielo
fosse rimasto fuori dal tempo
fosse un invito al bolero del vento.

E mentre accettavo di spogliarmi dalle bende
l’ultima brama per le tue labbra si arrende
scivolando verso terra, lontano
scivolando come due sconosciuti quali siamo
in un viaggio senza tempo
nel nostro bolero del vento

A ringiovanire, ad invecchiare
a lasciarci svanire, a farci trasportare
pensando che quel bolero stanco
sia stato solo uno scherzo del vento.


Flor de Jacaranda (2015)

Sfioriva la jacaranda lungo il viale
passavamo mano nella mano insieme
a chilometri di distanza l’un dall’altro
navigando in questo livido fiume viola.

con immenso dolore terminò la primavera.

le api ebre di polline
danzano di fiore in fiore,
sboccia un primo amore
in una promessa senza fine.

due uccelli migratori e stabili
schiavi delle loro comodità
senza più impulsi naturali
prigionieri della civiltà.

tutto cambia e rimane uguale
le stagioni, i profumi i colori
la floreale danza delle api
la scoperta dei primi amori.

due uccelli migratori e sedentari
schiavi di pose post industriali
troppo presi da questioni e accessori
senza remore passano api, fiori e amori.

non sarò il tuo rifugio, ne tu sarai mia
non cambierenno la mia anima, il tuo cuore
ci sarà una vita in cui sarà solo la pazzia
come giovani api o come un effimero fiore.


F. Drone (2015)

non so dove sei stata,
in realtà non l’ho mai saputo,
in fondo non ti conosco
a dirla tutta va bene così

ti devo acettare così come sei
non hai mai voluto niente
solo una botta e via
solo un’innocente esplosione

e mentre tu tornavi ai tuoi affari
io sono qui in preda alle macerie
non posso più guardare il cielo
non posso senza averne paura

ma a dirla tutta va bene così
appari dal nulla guidata dal progresso
demolisci le mie convinzioni
ti fai desiderare per poi sparire

e mentre tu torni ai tuoi affari
io rimango qui seduto in silenzio
aspettando qualcosa di migliore
qualcuno che mi dia piacere

qualche anno fa non l’avrei immaginato
pensavo che il futuro fosse normale
pensavo che il progresso ci avrebbe salvati
ma non pensavo ad un drone femminile

a qualcosa guidata dall’altro lato del mondo
a qualcosa di così devastante, rapido e ignoto
pensavo più a pace, amore e prosperità
ma in me c’è solo guerra, dolore e miseria

avevo riposto le mie speranze in te, drone femminile
ma sei solo un inutile passatempo per bambini
per bambini troppo pigri per giocare al mondo
pensavo che mi avresti salvato.


Delicious (2014)

Infestante resistente, difficilmente reperibile,
come la miseria dei veri cristiani.

Io annuisco a cenni come i cani,
sputacchio parole come un balbuziente,
affetto da un acquazzone improvviso
di incontrollabili pensieri e sogni inespressi.

Parole che si spezzano in mille paure,
sperando che l’anima colpisca forte,
sperando che la luna sovrasti le tenebre
e si illumini solo per te.

Senza più autolesionismi compiacenti,
senza fiammate e finti complimenti.

Adotterò una speranza, sul tuo viso
mi cullerò pensando al tuo sorriso.

Ma una catena mi blocca
spezzandomi per sempre
senza pelle, senza ali
precipito nel vuoto.

Non sarò mai tuo
non sarai mai mia
nient’altro che un ricordo
non sarò più io.


Serenata Sismica (2014)

Graffia la terra il cuore ridente

mossa da scosse sotterranee

il suolo danzante ebro e stolto

profonde rughe solcano il volto

un boato improvviso riflesso

scopre tutta la tua bellezza

morte distruzione e tenerezza

della tua semplice vanità grave;

brucia violenta e insaziabile

instabili venature t’incendiano

destando vapori infuocati

come lamelle sul corpo voglioso

incandescente fin dove arrivi

baleno vermiglio senza tempo

placchi di colpo la tua furia

con un silenzio avvolgente

noi, giovani spettatori, ammaliati

ci arrendiamo al tuo capolavoro.

immenso irruento. caos terreno.

segnale di vita.

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