Odio – parte 1

Sbraitano due ragazzi ubriachi nel silenzio della notte, le loro voci rompono la calma, mettendo in risalto l’oscura pace illuminata dai lampioni.

Il mio sonno si rompe e con lui si interrompe il mio sogno di calma e tranquillità.

La maglietta, madida nonostante l’estate non sia ancora iniziata, è causa di quest’aria salmastra, carica di umidità. Negli ultimi giorni il vento del sole ha portato con se nuvole, nuvole basse gonfie di sabbia, un deserto volante che si sposta di giorno in giorno, segnale anticipato di quel che verrà nei prossimi mesi.

Intanto i due giovani ubriachi sembrano aver trovato un punto di accordo poiché la loro discussione ha preso una piega un po’ meno turbolenta. Nonostante questo decido di affacciarmi per capire quale sia il motivo del loro dissentire, ma poco dopo si allontanano lasciando che la notte possa riappropriarsi del suo magico silenzio.

Torno a letto, la testa affonda sul cuscino, provo semplicemente a chiudere gli occhi e lascio che la mia mente faccia il resto. Se non fosse che ritornino i pensieri dei giorni appena trascorsi: la mia incapacità a sfuggire al male, a dire di no a chi, chiedendomi aiuto, tende la mano per portarmi a fondo in lande di autodistruzione di cui per fortuna conosco tutti i sentieri.

Senza accorgermene finalmente mi addormento.

Mi risveglio stanco, come se durante il sonno avessi fatto una maratona, mi illudo che un caffè possa salvarmi dalla solita routine. Mi faccio delle false aspettative in attesa dell’illuminazione, qualcosa che mi porti fuori dalla tristezza prima che germogli in irreversibile apatia.

E così passano le ore, sistematica routine in cui la vita sembra trascorrere​ in automatico; se non ci fosse un numero a segnalare il cambio nel calendario, non noterei quale sia ieri oggi o domani.

Il sole scandisce il lento passaggio del tempo, le nuvole passano con la loro disincantata fantasia, come fossero disegni di un bambino in una realtà fredda, razionale, aritmetica.

Uno sguardo al cielo e i miei finti problemi cambiano forma come le mutevoli nubi, poi rimetto gli occhi sulla strada e noto la durezza della vita terrena.

Un gatto è un corvo, spiatellati sull’asfalto, mi riportano immediatamente a questo mondo crudele, dove regna l’egoismo, dove una vita è meno importante di un viaggio, dove un sentimento è meno importante di una foto sul telefonino.

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